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Dove Mangiare a Napoli e Dintorni

Si va a Napoli per il sole, la storia, il mare e… il cibo! Mozzarelle, frutti di mare, pescato fresco, sfogliatelle e pizza, tanta pizza… da asporto, a portafoglio, al tavolo.

A fine aprile, complice lo strategico ponte del 1° maggio, sono stata quattro giorni fra Napoli e la costiera e, nel tripudio di chilometri fatti e luoghi visitati, ho avuto occasione di tuffarmi letteralmente nel cibo. Il risultato è che si mangia bene e buono quasi ovunque, per la strada o nei migliori locali e quella che segue è una piccola selezione di posti che condivido volentieri.

Napoli

Due buone cene, un pranzo improvvisato e alcune piccole trasgressioni.

50 Kalò di Ciro Salvo (qui il sito).

Più di 5.000 recensioni su Tripadvisor sicuramente ti danno l’idea che sia un posticino da provare e un amico napoletano mi ha confermato che è uno dei posti migliori della città. Lo consiglio perché è vicino al lungomare di Mergellina e dopo cena si possono fare due passi e bere un caffè. Come la maggior parte delle pizzerie, non accetta prenotazioni: vai lì, lasci il nome e aspetti, quanto ci vuole ci vuole (pare che a Natale da Sorbillo ci fosse un’attesa di 3 ore!). Per pura fortuna abbiamo atteso solo un quarto d’ora: essendo in 8 ci hanno dato la precedenza appena si è liberato un tavolo altrettanto numeroso.

Andiamo per ordine. Il nome: nella smorfia napoletana 50 è il pane e i pizzaioli dicono “kalò” per indicare qualcosa di buono (parola di origine greca); da qui il nome 50 Kalò. Ciro Salvo è un giovane pizzaiolo la cui notorietà è arrivata in America, ambasciatore della pizza napoletana nel mondo per Slow Food e famoso per la qualità del suo impasto e l’alta digeribilità delle sue pizze. Guida Michelin, Identità Golose e Gambero Rosso parlano di lui… una sorta di Dio della Pizza.

Quindi, come è questa pizza? Non aspettatevi l’impasto napoletano degli stereotipi con il bordo altissimo e gonfio; la dimensione è medio grande, l’impasto veramente leggero e digeribile, il condimento è abbondante e la qualità degli ingredienti altissima. I profumi che sprigionano dalle pizze sono inebrianti. Io ho preso una margherita con mozzarella di bufala, convinta che nella semplicità del condimento si riconosca il vero valore del pizzaiolo, ma anche le pizze più elaborate sono appetitose e generose di ingredienti (l’Aprilatica di Casa Marrazzo prevede crema di broccoli, mozzarella di bufala, salsiccia e scaglie di cacio ricotta…). Abbiamo assaggiato anche la pizza fritta che è una bomba di gusto: croccante fuori e cremosa dentro, con mozzarella filante e prosciutto profumato; non so se riuscirei a finirne una intera, ma deliziosa.

La mise en place è semplice e il servizio piuttosto veloce; non è previsto il caffè, perché, dicono, ognuno deve fare il proprio mestiere (per me è perché così il tavolo si libera velocemente). Il prezzo è assolutamente accattivante perché con circa 17/20 euro mangi una pizza ottima accompagnata da un calice di vino o una birra.

Ristorante la Cantinella (qui il sito).

Avevo un buon ricordo di questo ristorante sul lungomare e direi che ha mantenuto fede. E’ un posto piuttosto elegante, con un ambiente caldo e accogliente, musica dal vivo e menù con i piatti della tradizione: polipetti con zuppetta di lenticchie, linguine alla Santa Lucia con molluschi e frutti di mare, spigola grigliata e babà. Non mancano però anche piatti innovativi come il filetto kobe giapponese o prelibatezze come l’aragosta. Il conto è un po’ più sostenuto qui e con una buona bottiglia di vino è facile raggiungere i 70/80 euro a persona.

Attanasio, ristorante tipico napoletano (qui il sito).

Situato in Piazza Garibaldi, zona stazione, è comodo per chi arriva o parte in treno ed è qui che abbiamo avuto il nostro primo incontro con la vera mozzarella di bufala napoletana, quella che quando la tagli tira fuori il latte. E’ stato il pasto di benvenuto a Napoli con sapori intensi, ottime pizze profumate, grandi e fragranti e primi di pesce con scampi gustosi. Anche in questo caso non abbiamo speso molto (sui 20 euro a persona) e la simpatia dei Napoletani ci ha investito subito, con un cameriere-poeta che ci ha introdotto alle meraviglie della Napoli sotterranea e al vero cuore appassionato della città.

Gran Caffè Gambrinus (qui il sito).

Una tappa  in questa affollata pasticceria per conquistare un caffè è d’obbligo. Questo luogo, che affaccia su piazza Plebiscito, è parte della storia italiana, è uno dei nostri caffè letterari più famosi e la sua storia inizia nel 1860 con l’Unità d’Italia. E’ stato teatro della cultura di fine Ottocento, ha visto passare personaggi illustri (dalla Principessa Sissi a Gabriele D’Annunzio) e i suoi spazi hanno ospitato mostre d’arte e concerti. Dopo un periodo di decadenza durante l’epoca fascista, negli anni ’70 la famiglia Sergio lo ha riportato agli antichi fasti e oggi non c’è ora del giorno in cui non sia preso d’assalto. Il caffè è ottimo, ma devo dire che a Napoli il caffè è una garanzia quasi ovunque e magari può variare solo l’apprezzamento di una o l’altra miscela. E’ possibile pranzare nella sala interna, con specchi e stucchi d’epoca favolosi, ed è anche possibile acquistare le porcellane decorate esclusive.

Pasticceria Giovanni Scaturchio (qui il sito).

Non si va a Napoli senza assaggiare la sfogliatella e non si lascia Napoli se non si è passati da Scaturchio. Dal 1905 Scaturchio delizia Napoletani e non con il Babà Vesuvio, la sfogliatella tradizionale e quella di pastafrolla e poi gelati, mignon, pastiera e tutto quello che potete immaginare. La pasticceria è molto piccola, affaccia su piazza San Domenico Maggiore, in piena Spaccanapoli e per entrare si fa la fila, in religioso silenzio. Si paga, si prende il numero, ci si fa servire e si esce; punto. Io che non sono una estimatrice della ricotta, mi sono innamorata della sfogliatella di frolla e della crema di ricotta con verissimi canditi profumati. E ricordate che a Napoli le porzioni sono generose e i dolci grandi!

 

Taralleria Napoletana di Leopoldo (ho trovato questa recensione).

Mentre passeggi per Spaccanapoli, magari già sazio di tanti assaggi, ti trovi di fronte questa taralleria, aperta dal re dei taralli Leopoldo Infante. In un ambiente moderno e curato, con il laboratorio a vista, l’ampio bancone la fa da padrone e ti trovi davanti una selezione di gusti così ampia (almeno dieci/dodici diversi tipi) che l’unica soluzione è assaggiarli tutti. Un’ottima soluzione da passeggio.

Chalet Ciro (qui il sito). E’ poco più che un chiosco sul lungomare di Mergellina, ma lavora all’inverosimile. I baristi sono dei prestigiatori e il caffè è superbo. Dopo una buona pizza da 50 Kalò, andate là a prendere il caffè e, se volete osare, mangiate una bella “graffa” fritta e ricoperta di zucchero.

Positano

Positano è un gioiello incastonato sulla costa e ci sono tanti ristoranti che conosco e alberghi eccezionali, dal San Pietro a Le Sirenuse, dal Covo dei Saraceni a La Buca di Bacco.

In questa occasione sono andata a La Buca di Bacco (specifico, il ristorante dell’hotel omonimo, qui il sito).

Punti salienti presto detti: cena eccezionale,  terrazza vista mare, luci calde e ambiente piuttosto ampio e tranquillo. Per prenotare dovete inviare una mail dal sito per la richiesta e vi risponderanno con un modulo da compilare per la conferma di prenotazione; richiedono non solo i recapiti ma anche una carta di credito a garanzia. Può sembrare un po’ macchinoso, ma il ristorante è sempre pieno, con tantissima richiesta e un menù che vale il viaggio.

Abbiamo cercato di prendere portate diverse gli uni dagli altri per assaggiare molte opzioni: credo sia la cena migliore di tutto il viaggio, ingredienti freschissimi, cotture perfette e profumi intensi. La cucina a vista, ordinata e serena è il miglior biglietto da visita. Segnalo solo alcune portate che mi hanno colpito: le capesante scottate su crema di fagioli, il risotto alla pescatora (mantecatura perfetta e forti sapori del mare), il rombo in crosta di patate (un po’ elaborato, ma ottimo) e la zuppa di cozze profumata e saporita. La carta dei vini è di buon livello con un range ampio e alla fine abbiamo speso circa 40/45 euro a testa (considerando due portate per persona).

Caserta

Se andrete alla Reggia di Caserta, fidatevi e fermatevi al Tre Farine (qui il sito).

E’ un ristorante/caffetteria informale, ma molto accogliente, ampio e pulito, con un giardino esterno. Ci sono pizze molto varie (alici e fiori di zucca, ‘nduja e gorgonzola o pistacchio e mortadella) e un menù interessante per grandi e piccini con panzanella di polpo, paccheri con i pomodorini e anche hamburger con patatine; prevede inoltre una selezione di pizze gourmet senza glutine.

Ultima citazione la merita, nell’ampio spettro dello street food napoletano, il cosiddetto cuoppo di fritture; si tratta di un cartoccio a forma di cono che può contenere diverse tipologie di fritto. Può essere di verdure, di pesce o anche misto con crocchette, mozzarelline impanate e simili. Può essere servito anche come antipasto, ma troverete ovunque piccoli chioschi e botteghe che lo vendono per 5/7/10 euro, in base alla selezione o al luogo (più costosa Amalfi, più popolare Spaccanapoli). E’ il classico cibo da strada, da condividere, che può essere un aperitivo oppure un pasto veloce.

Questa è stata la mia esperienza e vi consiglio di sperimentare cercando sempre luoghi tipici: Napoli ha una tradizione culinaria così ricca che sarà difficile mangiar male!

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