La mia Madrid: dalle tapas alla cena gourmet (cibo, cibo e ancora cibo)
24 Giugno 2019

Cena da Riccardo Camanini al Lido 84

Oggi vi racconto chi sono per me Riccardo e Giancarlo Camanini e il loro Ristorante Lido 84, il One to Watch 2019 per la classifica dei The World’s 50 Best Restaurants, 1 stella Michelin dal 2014 (conquistata a pochi mesi dall’apertura) e 5 cappelli con la Guida Espresso 2019.

Nel 2015 incontro i fratelli Camanini: stanno creando lo spirito di quello che diverrà il Lido 84 di oggi e insieme ideiamo le porcellane del ristorante unendo la collezione Oriente Italiano di Richard Ginori con soluzioni uniche e dedicate. Un lavoro creativo e appassionato perché il mio desiderio era quello di tradurre in forme e colori lo spirito dello chef: gentile, introspettivo, visionario e determinato. E inserire tutto questo in un contesto meraviglioso, quella splendida terrazza sul lido di Gardone Riviera, dove arte e natura si sono sempre parlate tantissimo.

Negli anni l’affetto e la stima si sono fusi e la loro sensibilità culturale mi ha regalato bellissimi momenti di crescita personale; non era più lavorare, ma partecipare ad un sogno. All’epoca non avrei saputo dire se nel giro di 5 anni ci sarebbero stati così tanti riconoscimenti per loro, ma sembrava tutto implicito e naturale: come poteva un giovane chef, cresciuto con Marchesi e Ducasse, con una tale sensibilità e acutezza non farsi notare? E il futuro ha acceso le luci su di loro…

A cena da chef Riccardo Camanini

Luglio 2019: complice il mio compleanno, decido di regalarmi un weekend sul Lago di Garda e una cena dai miei amici, al Lido 84.

Già quando arrivo riconosco il viale d’ingresso e il profumo dei fiori; c’è pure la luna rossa che riflette sul lago e sono le 20,00… l’ora giusta per ammirare il cielo che si tinge di rosa e l’acqua che cambia dal blu al celeste.

L’atmosfera è rilassata e la brigata giovane e affiatata ci accoglie come se fossimo a casa di amici. La terrazza sul lago ha i colori dei fiori e riconosco l’azzurro dei tavoli: sono le ceramiche blu di Giò Ponti di cui avevamo parlato tanto!

Sono emozionata: vedere Riccardo e Giancarlo a lavoro è un privilegio che consiglio a tutti. Giancarlo in sala è sollecito e discreto e quando consiglia il menù è come se invitasse ad intraprendere un viaggio. Beh, solo il menù degustazione poteva soddisfarmi, ovviamente con l’aggiunta della cacio e pepe cotta in vescica. E’ uno dei piatti più famosi di Riccardo, che unisce la semplicità della ricetta romana ad un tipo di cottura e presentazione del tutto originali.

Non mi dilungo sui dettagli pratici, perché sul loro sito ristorantelido84.com è tutto illustrato magistralmente; in sintesi è possibile scegliere tra due percorsi, il menù “I Classici” e il menù “Oscillazioni”, in cui il secondo apre la strada agli inediti più arditi dello chef. In entrambi i menù è possibile aggiungere la cacio e pepe cotta in vescica di maiale e abbinare una degustazione di vini. In alternativa, si può scegliere dalla carta. Non parlerò qui di prezzi pur dicendo che sono ben al di sotto dell’immaginabile e vi garantisco che si tratta del valore per tutto quello che assaggerete, vi racconteranno e osserverete durante la serata, compreso il tramonto.

Cosa succede di così speciale durante la degustazione? I cuochi escono dalla cucina e raccontano i piatti mentre li servono; uno storytelling che anticipa l’eccellenza del gusto. Si vede che hanno fatto proprie le ricette e partecipano al progetto dei fratelli Camanini con passione. E così succede che ti raccontino che la salsa diavola della guancia di manzo brasata sia stata ideata alla fine dell’Ottocento da Auguste Escoffier (uno dei pilastri della cucina francese) oppure che le proporzioni della purea di patate rattes siano un chilo di patate per un chilo di burro.

L’apoteosi arriva quando viene servita la cacio e pepe cotta in vescica. Si tratta di un vero e proprio rituale con lo chef che sporziona davanti ai nostri occhi e contemporaneamente racconta la nascita della ricetta, gli ingredienti e le 400 prove che sono state fatte per raggiungere il punto di cottura perfetto, pur restando alto il valore dell’artigianalità e unicità del risultato. Due curiosità: si tratta di un metodo di cottura che pare risalga al secondo secolo A.C. e due rigatoni vengono sempre riportati in cucina per assaggio e verifica dello chef Camanini.

Cosa mi ha resa felice? Che il menù li rappresenta in pieno, nella loro ricerca, nella loro passione, nella loro cura dei dettagli, nella loro delicatezza e nel loro rispetto per le persone, le tradizioni e gli ingredienti.

Riccardo a fine cena mi ha fatto il regalo più grande: mi ha raccontato spazi che non avevo visto prima e le novità che hanno aggiunto negli ultimi mesi. Gli interni, protagonisti per lo più in inverno, sono come una galleria d’arte dove pezzi unici e rappresentativi impreziosiscono quella che prima era una semplice casa sul lago e poi ristorante dal 1984. Toni cangianti, soggetti a parete, un pianoforte imponente e un curioso tavolino con inglobata una macchina da scrivere Olivetti sono soltanto alcune particolarità che vedrete e tutto, fin nei minimi dettagli, vi racconterà l’animo artistico e versatile di queste persone.

 

 

Perché ho voluto raccontare tutto questo? Perché nella vita ho avuto la fortuna di conoscere persone eccezionali, visionarie, determinate, che mi hanno allargato gli orizzonti e reso consapevole del bello che esiste se solo lo si cerca. E concedersi per una sera il lusso di un racconto fra cibo e vino è uno dei modi migliori per trovarlo.

 

p.s. per i golosi: non mancate di assaggiare la torta di rose servita con zabaione al Vov. Deve essere mangiata con le mani intingendo ogni boccone nello zabaione. E con questo, ho detto tutto!

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