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Visitare Kos: l’interno e i villaggi di montagna

La mattina che mi sono diretta verso l’interno dell’isola ho capito subito che sarebbe stata una giornata memorabile. Usciti da Kardamena si prende a destra la strada che sale verso le montagne e subito il paesaggio cambia: il mare resta quasi sempre in lontananza, ma le rocce dure e scoscese si stagliano contro il cielo e subito una lussureggiante vegetazione ti avvolge. Per certi versi i colori e gli alberi richiamano la nostra natura e il silenzio è quasi totale: anche in agosto il numero di turisti è esiguo e c’è tutto il tempo di godersi il viaggio e fermarsi ogni tanto per scattare qualche foto.

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Dirigendo verso est il primo villaggio è Pyli, un delizioso paesino tradizionale nella verde pianura che si apre fra i monti, in mezzo a vegetazione e alberi di ulivo. Tutto si sviluppa attorno alla piazza principale con taverne tipiche e qualche caffè: le case in pietra e calce bianca sono impreziosite da rigogliose bouganville e le persone cordialissime chiedono se serve una mano (ahimé, in greco!). Proprio in piazza c’è un cartellone con una sorta di mappa turistica del paese: la chiesa di Agios Nicolaos è la prima che si incontra arrivando (c’è anche un parcheggio per l’auto); purtroppo era chiusa, ma imponente all’esterno.

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Ci sono rovine e piccoli siti da visitare sparsi qua e là, purtroppo mal conservati, ma per prima cosa mi sono diretta all’antica sorgente di acqua potabile del monte Dikeos: l’acqua è freschissima e alcune bocche della fonte ben conservate.
Tornando in piazzetta, si può visitare la tradizionale “Casa di Pyli” pagando 1,50 euro. Una piccola e semplice ricostruzione con due stanze ammobiliate, ma i dettagli sono molto curati ed è curioso vedere cosa usassero e come vivessero.
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Arrivando, avevo visto il cartello “Heroon of Charmylos” e dalla pianta della città ho capito che si trattava della tomba di un certo Charmylos. Totalmente ignorante, ho poi googlato per sapere che Charmylos è un eroe leggendario, re di Kos nell’antichità; con la parola heroon veniva definito un monumento eretto sulla tomba di un eroe. Sulla sinistra si nota che la tomba è rettangolare, sormontata da una volta; all’interno un altare ed elementi votivi. Ma la vera sorpresa è un anziano greco sdentato che parla italiano: in modo pittoresco e vagamente comprensibile ti racconta che gli Italiani e i Greci sono amici e simili e che se vuoi puoi entrare e accendere una candela. Prima di andare via ti offre le “sue” mandorle, spaccate nell’attesa dei turisti e onestamente ottime!
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Lasciando il villaggio in direzione di Zia si passa accanto alla chiesta di Agios Georgios e poi si prosegue per l’affascinante villaggio medievale di Paleo o Palaio Pyli, che in epoca bizantina fu capoluogo di Kos e adesso purtroppo è completamente in rovina. La cosa che ho apprezzato di più è la vista spettacolare che si gode da lassù, ai piedi del monte Dikeos: lo sguardo attraversa l’isola fino a Marmari e tocca le isole di Pserimos e Kalymnos, fino ad arrivare alla costa turca verso Bodrum. Il villaggio abbandonato accoglie i resti del castello bizantino che i Cavalieri di San Giovanni di Rodi restaurarono per potenziare la difesa dell’isola. Oggi non rimane che un cumulo di macerie, ma imponente lassù sul monte. Per arrivarci è necessario lasciare l’auto in fondo al sentiero, pagare il tributo ad un divertente vecchietto in abito tipico che ti insegna la strada e inerpicarsi per il sentiero di montagna, piuttosto semplice. L’escursione impegna alcune ore e in realtà si può fare anche nel pomeriggio, nonostante il caldo: c’è molto verde e non manca un po’ di brezza. Lungo il percorso si incontrano tre chiese: la prima è la Chiesa dei Santi Arcangeli (Taxiarchis) e risale all’epoca bizantina. Pur essendo in rovina, all’interno sono ancora visibili affreschi risalenti al XIV secolo relativi alla vita di Cristo. Proseguendo ci sono Agios Antonios, del periodo dei cavalieri di San Giovanni e poi la chiesta di Ypapanti, con splendidi affreschi del XIV secolo.
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Avendo tempo, consiglio la breve deviazione a destra verso la piccola taverna: bibite tenute in fresco in qualche frigo portatile, miele di timo in vendita, qualche meze e in sottofondo il sirtaki; la Grecia è tutta lì, nella sua pace assoluta, davanti ad un panorama stupendo (il tramonto visto da lì pare sia da cartolina).
 
kos-palaio-pyli-taverna
Lasciata Palaio Pyli e con una fame da lupi, ho proseguito verso Zia, meta dei turisti per i suoi spettacolari tramonti. Lungo la strada mi sono fermata a mangiare un gyros pita gustosissimo presso la Taverna Lagoudi; poco oltre, si passa per il piccolissimo borgo di Lagoudi con la meravigliosa Chiesa di San Giovanni Evangelista (Agios Ioannis Theologos), costruita tra le rocce e con affreschi sorprendenti (la signora che ti accoglie ti offre un rametto di basilico!).
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Consiglio di arrivare a Zia verso le 17,00, così da avere tempo per una bella passeggiata e una spremuta fresca (hanno arance buonissime!), prima del tramonto. Fermatevi appena arrivate sulla destra nel grande parcheggio sterrato, perché oltre lo spazio è poco e tutto lungo la strada. In sostanza Zia è un villaggio che si sviluppa prevalentemente lungo una unica strada piena di negozi turistici e taverne; è sempre pieno di gente perché godibile anche con il caldo e la sera, verso l’ora dell’aperitivo, si riempie di turisti che tornano dalla spiaggia. Secondo me non ha lo stesso fascino degli altri villaggi, perché meno autentico, ma si trovano angoli molto poetici e scorci mozzafiato. Addentrandosi per le viuzze, si arriva sia alla chiesa, se non erro Theotokou Koimiseos, e sia alla taverna Zia No Stress, un piccolo angolo tranquillo da cui parte anche il sentiero per salire sulla cima del monte Dikeos (ci vuole circa un’ora e mezzo per arrivare alla vetta).
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Alla fine della strada principale si trova anche il Parco Naturale, un’area molto estesa dove ammirare diverse specie di animali e tante varietà di piante; adatto ai bambini direi.
Motivi per andare a Zia:
      la possibilità di acquistare diversi prodotti tipici molto buoni, fra cui il miele di timo, la Kanelada (lo sciroppo di cannella), prodotti per la cura del corpo a base di olio di oliva e diversi manufatti artigianali fra cui i ricami
      la bellezza del tramonto, con il sole che tinge di rosso l’orizzonte fino a Pserimos e Kalymnos
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Se volete, restate a cena e ripartite sul tardi: per rientrare si può evitare la strada di montagna e ricongiungersi velocemente alla Main Road. Ci sono diverse taverne molto rinomate e tante a conduzione familiare, dove magari la vecchia nonna è in cucina.
La più famosa è la Taverna Oromedon, ma più che altro perché è di fronte alla terrazza panoramica, sulla piazzetta principale; prenotate il giorno prima o farete la fila. La Taverna Zia No Stress è defilata in fondo alla viuzza che porta alla chiesa ed è sicuramente più intima, con pochi tavolini sul balcone di una vecchia casetta. Ho assaggiato alcuni meze preparati lì per lì per me ed erano buonissimi. La Taverna Olympia 2 è più grande e con una bella terrazza panoramica. Frequentata anche dai locali, offre ottimi piatti di carne e pesce a prezzi contenuti; peccato che la sera ci sia una confusione tremenda.
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La sera tornando verso l’hotel guidavo felice con la brezza fresca che entrava dai finestrini: Kos mi aveva regalato un tramonto spettacolare, una passeggiata nella natura incontaminata e tanti volti accoglienti.
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2 Comments

  1. ISOLE GRECHE ha detto:

    Bel racconto… ma mi permetto di correggerti un punto:

    "la bellezza del tramonto, con il sole che tinge di rosso l’orizzonte fino alla Turchia"

    La costa turca è ad est… il sole tramonta ad ovest… quelle che vedi all'orizzonte sono Pserimos e Kalymnos.

  2. Roberta Cinelli ha detto:

    Grazie! Mi son fatta prendere dall'entusiasmo poetico… Correggo subito! Spero, a presto

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